mercoledì 26 maggio 2010

Divertirsi con l'ortografia


M. Ragnoli, Divertirsi con l’ortografia. Schede per l’apprendimento di vocali, consonanti e parole, Trento, Erickson, 2000

“Divertirsi con l’ortografia” è un agevole strumento che può certamente aiutare docenti ed alunni nel percorso di scoperta della scrittura. Lavori di questo genere sono sempre più presenti e ricercati nel panorama dell’editoria didattica odierna perché conseguentemente al progresso speculativo in ambito teorico sono cambiate anche le prospettive didattiche della lingua italiana e, nella fattispecie, è certamente mutato l’orizzonte didattico che considera il rapporto tra scrittura e lettura. Tralasciando i periodi in cui a degli errori di ortografia corrispondevano delle punizioni esemplari preferisco sottolineare la serena e liberatoria prospettiva rodariana che ci invita ad evitare “cascate di pianto” per poter permettere ai ragazzi di imparare ridendo. Questa concezione della didattica è quella che anima questo testo in tutte le sue divertenti schede fotocopiabili. Quello che più mi interessa porre all’attenzione del lettore è la forza inesauribile di un apprendimento basato su queste premesse. Uno strumento essenziale per lo studio della lingua italiana dal punto di vista diacronico come il “Grande Dizionario della Lingua Italiana” diretto da Salvatore Battaglia ci aiuta a capire meglio l’importanza della questione di cui ci occupiamo. Il Battaglia ci fornisce diverse accezioni di “scrittura”, ma quella più importante ai nostri fini è la seguente:
Rappresentazione del linguaggio (o, in senso concreto, di determinate espressioni linguistiche), mediante un sistema di segni grafici convenzionali (considerata, in particolare, in contrapposizione con l’espressione orale); la tecnica mediante la quale si compie tale operazione.
Essere consapevoli che la scrittura non è una pratica che nasce ex nihilo, ma è il risultato di un percorso molto più lungo intrapreso dal soggetto in fase pre-scolare è la giusta via che permette di generare un circolo virtuoso di apprendimento di segmenti dotati di salienza che producono ipotesi soggette a cambiamento e riformulazione sul banco di prova dell’uso, orale e scritto. Non mancano le esperienze in questo campo che ci aiutano a dimostrare quanto una didattica ludica che si occupi del rapporto fonema-grafema sia necessaria ad italiani e stranieri[1]. La prospettiva psicolinguistica e terapeutica e quella propriamente linguistica e grammaticale si incontrano nell’esprimere l’importanza di approcci come quello riguardante questo testo della casa editrice Erickson. Il libro, nell’analisi dell’errore, prende in considerazione il modello tripartito di Tressoldi e Cornoldi che distingue tra errori fonologici, errori non fonologici e altri errori. Il testo è diviso in tre capitoli che riguardano rispettivamente le vocali, le consonanti, digrammi e trigrammi.

Giuseppe Interlandi

[1] Cfr. Dall’Armellina R.-Turolla M.L.-Gori G.,  Giocare con la fonetica. Corso di pronuncia con attività e giochi, Firenze, Alma Edizioni, 2005; Interlandi G., Relazione sul laboratorio di “Didattica ludica della Fonetica dell’Italiano” (http://www.grammagio9.blogspot.com/

martedì 16 marzo 2010

Imparare le lingue straniere

P.E. Balboni, Imparare le lingue straniere, Marsilio, Milano, 2008

“Val più la pratica della Grammatica?”, “Sono davvero utili i CD-ROM per l’apprendimento delle lingue?”. Domande come queste sono certamente frequenti per coloro che si accingono a studiare una lingua straniera. Il libro di Balboni affronta proprio questo genere di problematiche non limitandosi a dare delle semplici risposte, ma argomentando le varie affermazioni con elementi scientificamente validi ed approfonditi. Proprio per questo motivo il testo, già in apertura, viene dichiarato non accademico, ma scientifico. Un libro, cioè, che si avvale delle ricerche glottodidattiche, ma non è certamente rivolto agli studiosi. Le fondamenta di questo lavoro sono, come dichiarato dallo stesso autore, quattro settori disciplinari: le scienze del linguaggio e della comunicazione, le scienze della cultura e della società, le scienze neuro-psicologiche e le scienze della formazione. Proprio grazie a questa ricchezza di prospettive il volume affronta agilmente ed in maniera decisamente chiara tutti gli aspetti che riguardano il processo di apprendimento di una lingua: la descrizione della persona che apprende, del suo cervello, dei processi di acquisizione e apprendimento, della memoria, dei filtri affettivi, degli stili di apprendimento e della socialità intrinseca alla lingua; cosa significa “sapere una lingua” essendo abili nella competenza comunicativa, in quella pragmatica ed in quella interculturale; i materiali didattici ed i loro diversi usi che rispondono alle loro altrettanto diverse nature; le svariate attività linguistiche che hanno diversi scopi come, per esempio, la comprensione o il reimpiego; i mezzi per la valutazione e la certificazione e non meno importante, infine, un ultimo capitolo che spiega chiaramente come approcciarsi alle microlingue scientifiche, professionali e disciplinari. Il testo si presenta con una veste grafica chiara che favorisce una scorrevole leggibilità ed una sicura comprensione dei concetti che sono ben schematizzati. Uno strumento utile per una consapevole conoscenza della nostra “macchina” d’apprendimento linguistico.

Giuseppe Interlandi 

mercoledì 18 novembre 2009

Verbo: centro della frase


Cliccando sul link che segue sarà possibile scaricare la presentazione in Power Point dal titolo "Verbo: centro della frase", creata dalla dott.ssa Milena Romano

domenica 8 novembre 2009

Nuovi strumenti didattici: i giochi linguistici interattivi.







Convinti che un approccio capace di coniugare didattica e informatica risulti una strategia vincente per i bambini di oggi, che potremmo definire multimediali, abbiamo creato una serie di giochi interattivi mirati alla verifica e al ripasso di quelli che sono i punti di crisi del sistema linguistico del bambino in età scolare (ortografia, morfologia verbale, morfologia nominale, sintassi…).


Partendo da una situazione narrativa iniziale, i personaggi dei nostri giochi avanzano in maniera lineare grazie alle risposte corrette dell’alunno. Una volta raggiunto lo scopo del gioco, al bambino verrà presentata in maniera divertente la regola, letta la quale si accederà ad una pagina contenente un premio che consiste in un videogioco di puro svago.
Lo strumento multimediale, in quest’ottica, diventa importantissimo nelle mani del docente, in quanto serve a far familiarizzare il bambino con i meccanismi lineari dello sviluppo narrativo attraverso un medium a lui congeniale.

Abbiamo deciso di  pubblicare in questa sezione uno dei nostri giochi, “La spesa”. Nello specifico si tratta di un gioco che si basa sull'utilizzo della lettera H: per passare al livello successivo, i bambini dovranno completare correttamente le frasi scegliendo di volta in volta tra verbo, preposizione, interiezione e sostantivo.
Alla fine del gioco, quando il carrello sarà pieno, i bambini saranno premiati con un videogioco.


John Loren Broomall e Fabrizio D'Alise


giovedì 5 novembre 2009

Morfologia e morfosintassi



Cliccando sul link seguente sarà possibile scaricare la presentazione in PowerPoint dal titolo "Morfologia e morfosintassi" creata dalla dottoressa Milena Romano.

Grammatica e didattica


Cliccando sul link seguente sarà possibile scaricare la presentazione in PowerPoint dal titolo "Grammatica e didattica" creata dalla professoressa Rosaria Sardo.


domenica 1 novembre 2009

Guida all'italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro comune europeo per le lingue



M. Vedovelli, Guida all'italiano per stranieri. 
La prospettiva del Quadro comune europeo per le lingue,
Roma, Carocci, 2009.




Il testo di Massimo Vedovelli è certamente utile perché costituisce una preziosa quanto accurata guida allo studio scientifico del “Quadro comune europeo per le lingue” o framework (d’ora in poi QCE), documento di centrale importanza per qualunque percorso linguistico nell’Europa di oggi. Il testo introduce il lettore alla materia descrivendo il QCE come strumento per serie proposte di glottodidattica dell’italiano L2 e come punto di snodo fondamentale per quel che riguarda la diffusione delle lingue nella Comunità Europea. Il QCE poggia, infatti, sulla base costituita dallo studio delle lingue in contatto. Dopo aver chiarito la natura speculativa del documento, l’autore espone lo status quaestionis ricordando le due versioni del QCE (1996/97 e 2001), spiegandone le differenze sostanziali. Gli obiettivi del documento consistono nel raggiungere un’onnicomprensività che possa far raggiungere ai parlanti, attraverso la loro competenza linguistico-comunicativa, una consapevole cittadinanza europea. L’atteggiamento del QCE, in questo senso, è però universalista, volendo abbracciare istanze diverse e di grande portata. Tra questi obiettivi, come ricordato chiaramente da Vedovelli, sono da considerare il plurilinguismo, la definizione di stadi d’apprendimento, la figura del valutatore, la definizione delle abilità, l’apprendimento permanente e la filosofia della trasparenza che dovrebbe garantire la mobilità all’interno dei sistemi formativi. Da questi elementi si capisce chiaramente come il QCE reputi fondamentale la centralità dell’apprendente. Il testo di Massimo Vedovelli espone in maniera adeguata anche le questioni legate alla Linguistica acquisizionale ed alla Didattica acquisizionale. Un aspetto importante, di cui questo testo ha grande considerazione, è quello della definizione dei livelli del QCE e della differenza esistente tra questi e quelli della certificazione CILS (Certificazione di Italiano come lingua straniera). Questo libro chiarisce, in maniera esaustiva, anche una questione di fondamentale importanza nell’insegnamento delle lingue: la centralità del testo nella didattica. Conosciamo bene i toni accesi del dibattito che ha  visto contrapporsi, negli anni Settanta del Novecento, i sostenitori dell’autenticità del testo e i suoi detrattori. Vedovelli ribadisce la funzione preminente che il QCE affida al testo proposto nell’insegnamento delle lingue, ma parla di una concezione dell’essenza stessa del testo che supera ogni tipo di dicotomia. La prospettiva innovativa è quella che consiste nel considerare il continuum di testualità, compreso tra quello che consideriamo testo autentico (T) e quello che si presenta come testo non autentico, uno zero testo, un non testo (NT). L’assunto principale dal quale muove Massimo Vedovelli è quello dell’inesistenza di un NT vero e proprio, perchè il NT corrisponde alla mancanza di attività semiotica e comunicativa, ma è impossibile pensare alla didattica delle lingue senza attività comunicativa. Altrettanto inesistente è la categoria del T perché il testo assoluto è tale proprio perché svincolato dalla soggettività e dal contesto comunicativo. Non rimane, allora, che spostarsi al centro di questo continuum, nella zona della “Non non-testualità”. Questa è la zona in cui nasce la cooperazione per la creazione di senso, per l’attività semiotica. Dopo aver parlato del concetto di testo nel QCE, l’autore, considera, sempre nella prospettiva del framework, le questioni legate all’Unità Didattica (UD) ed ai modelli di programmazione in genere, rendendo conto anche degli strumenti di analisi dei materiali didattici di cui un insegnante di italiano L2 deve necessariamente avvalersi per non rischiare di proporre al discente testi e materiali completamente avulsi dalla comunicazione formativa, che rischiano di far cadere il docente nella tautologia della Didattica fine a se stessa. 


Giuseppe Interlandi